TeatrOltre

TEORIA DELLA CLASSE DISAGIATA

13 aprile 2019

CHIESA DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA

Via dell'Annunziata 9

[PROGETTO DI RESIDENZA] [PRIMO STUDIO]

uno spettacolo tratto dal libro di Raffaele Alberto Ventura
drammaturgia Sonia Antinori
con Giacomo Lilliù, Matteo Principi regia Giacomo Lilliù un progetto di Collettivo ØNAR, MALTE

Immaginate un’azienda che fabbrica un certo tipo di macchi-na in previsione di una domanda molto ampia. Immaginate poi che la previsione si riveli completamente sbagliata: la do-manda si è contratta e le macchine non si vendono. Immaginate allora tutte queste belle macchine, oramai inutili, abbandonate nei magazzini. O svendute. Smontate. Distrutte. Bene. Ora immaginate di essere una di quelle macchine.
Una generazione cresciuta con il dovere morale di inseguire passioni, prosciugare patrimoni familiari e primeggiare nella scalata sociale, che si ritrova oggi con un terreno che le frana sotto i piedi. Una classe media delusa, disforica, fin troppo acculturata, non più agiata, come diceva a fine Ottocento Thornstein Veblen, bensì disagiata.
Teoria della classe disagiata è un saggio che ha dimostrato di saper raccontare empaticamente i millennials e il loro risentimento sommerso. Per spiegare questa “tragedia esistenziale”, l’autore ricorre costantemente alla letteratura teatrale, da Shakespeare a Goldoni, da Molière a Cechov: così, ha naturalmente preso forma l’idea che tale analisi potesse trovare in scena una traduzione efficace. In un non-luogo in cui si incontrano atmosfere fin de siècle ed estetiche web, due figure illustrano, drammatizzano ed estremizzano i rap-porti di potere e la competizione disperata che la Teoria descrive: uno è la ragione, il sacerdote, l’economo; l’altro è il sentimento, il sacrifica-to, il bovarista. Sono il todestrieb e il lebenstrieb della classe disagiata, costantemente in conflitto ma inevitabilmente uniti nell’officiare un rituale-lezione in cui ideali e illusioni brucia-no fino alla cenere. “La classe disagiata verrà interamente consumata. Un solo compito le resta: testimoniare.”
L’obiettivo è utilizzare il teatro per mettere tutti, pubblico e attori, di fronte allo specchio, chiamandoli a confrontarsi con le proprie ansie, le proprie contraddizioni profonde, il proprio intimo e condiviso disagio.
Per quanto mi riguarda, al momento quello che a me interessa è smascherare il teatro, aprire nel guscio della finzione delle crepe che si allargano e lo frantumano per rivelare qualcosa di incomprensibile e nudo. In sala prove ricerco quel quid sepolto, quel lembo di carne viva, ad alta suscettibilità, che se raggiunto ci fa veramente, crudamente reagire, al di là del fare-finta. Pur trovando più di un’eco di questo intento nella verve decostruttiva di Teoria, ero consa-pevole che una trasposizione scenica non sarebbe stata immediata. Il saggio non offre appigli narrativi, e per di più unisce all’esposi-zione specialistica un uso sapiente dell’ironia radicale e impassibile che si coltiva sui so-cial. Per un attore, sono elementi che posso-no complicare quel processo delicato che è lo stabilire una connessione profonda con il materiale. Ma sotto l’argomentazione stringente e l’ironia, abbiamo sempre e comun-que sentito pulsare un nervo scoperto, che potrebbe essere riassunto nella citazione di Walser con cui Teoria si apre, e, in particola-re, nella parola “innocenza”.
La traiettoria che con Sonia e Matteo abbiamo provato a tracciare nei primi workshop si è delineata quindi come un portare alle estreme conseguenze le premesse e i tratti che compromettono i disagiati. Sebbene dia-metralmente opposte, le due figure in scena sono ugualmente corrose da una colpevolezza meschina, covata dal loro risentimento e dalle loro aspirazioni. Mentre uno si inabissa nel suo cinico filosofare, l’altro si perde nel sogno delle sue aspirazioni, ma alla fine, pur di evitare la sofferenza reale del declassa-mento, sono entrambi disposti a tutto, anche a immolarsi. Puntiamo così a rendere giustizia all’inquietudine complessa e carsica che percorre Teo-ria; a dire il vero, la speranza è anche di riuscire, in qualche modo, a esorcizzarla. Giacomo Lilliù

Info

orari 21:00

sabato 13 aprile 2019



Biglietti

Posto unico €8 Ridotto €6

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