Spettacoli

LA MIA GENERAZIONE TOUR

PlaylistteatrOltre

03 Febbraio 2018

Teatro Rossini

- Posto di platea e palco di I e II ordine e palco centrale di III ordine €15 Ridotto €12, Posto di palco laterale di III ordine e posto di palco di IV ordine €12 Ridotto €10, Loggione €8

MAURO ERMANNO
GIOVANARDI
special guest
RACHELE BASTREGHI / GINEVRA DI MARCO
CRISTINA DONÀ / MARA REDEGHIERI
in collaborazione con
Klang altri suoni, altri spazi

La mia generazione è il racconto degli anni 90 firmato da Giovanardi, un pegno d’amore con cui l’artista vuole celebrare una stagione musicale irripetibile, quando sia l’industria discografica che il pubblico recepì il messaggio che l’idea di un rock cantato finalmente italiano, originale, libero da imitazioni di omologhe esperienze straniere, non fosse più un’eresia ma una realtà. In questo disco Giovanardi ripercorre, evitando qualunque accenno nostalgico a quei tempi e con l’aiuto di ottimi musicisti (tra cui Davide Rossi), alcuni brani storici di Afterhours, Marlene Kuntz, Subsonica, Neffa, Casinò Royal e tanti altri, accompagnandosi anche ad alcuni protagonisti di quella stagione: Manuel Agnelli, Rachele Bastreghi, Emidio Clementi e Cristiano Godano e Samuel. Ognuno chiamato a interpretare un pezzo iconico della scena di quegli anni, in un gioco di specchi in cui nessun artista canta il proprio brano. E così dal vivo sarà accompagnato in questo viaggio musicale dai suoi musicisti Marco Carusino (chitarre), Lele Battista (tastiere), Alessandro Gabini (basso) e Leziero Rescigno (batteria) e da alcuni ospiti che hanno duettato nel disco o hanno scritto i pezzi che ne fanno parte. La data di Pesaro sarà un omaggio alle cantautrici femminili che più hanno fatto la storia di quella generazione o che sono legate ad essa nel presente come Mara Redeghieri (Ustmamò) e Rachele Bastreghi (Baustelle), la prima è autrice di Baby Dull e la seconda l’ha reintepretata assieme a Giovanardi sia nel disco che nel video ispirato a Blow Up di Antonioni, Ginevra Di Marco e infine Cristina Donà presente nel disco come autrice di Stelle Buone.

Aspettando il sole, la canzone di Neffa del 1996 in una nuova versione tinta di venature blues e di atmosfere dense, corpose, è il primo singolo che ha anticipato la pubblicazione di La mia generazione, uscito il 22 settembre, un racconto degli anni 90 firmato da Giovanardi, un pegno d’amore con cui l’artista vuole celebrare una stagione musicale irripetibile, quando sia l’industria discografica sia il pubblico recepì il messaggio che l’idea di un rock cantato finalmente italiano, originale, libero da imitazioni di omologhe esperienze straniere, non fosse più un’eresia ma una realtà. In questo disco Giovanardi ripercorre, evitando qualunque accenno nostalgico a quei tempi e con l’aiuto di ottimi musicisti (tra cui Davide Rossi), alcuni brani storici di Afterhours, Marlene Kunz, Subsonica, Neffa, Casinò Royal e tanti altri, accompagnandosi anche ad alcuni protagonisti di quella stagione: Manuel Agnelli, Rachele Bastreghi, Emidio Clementi e Cristiano Godano e Samuel. Ognuno chiamato a interpretare un pezzo iconico della scena di quegli anni, in un gioco di specchi in cui nessun artista canta il proprio brano.

Quando pensai la track list definitiva, Aspettando il sole rappresentava la vera incognita: non ero certo di essere in grado di farne qualcosa di bello e credibile perché rappare è un altro mestiere che cantare. È proprio un’altra partita. Ma l’intuizione che avevo avuto di spostare un pezzo hip hop da un immaginario urbano, a qualcosa che avesse a che fare con le sue radici, cioè il blues, mi intrigava molto, mi dava la possibilità di cucirmi addosso un’atmosfera sonora a me più familiare. Portarlo da New York a Memphis. Dalla metropoli agli spazi aperti. È stata questa la sfida che ho lanciato ai miei musicisti/produttori: ne è nata una versione acustica, senza chitarre elettriche e senza tasti, con solamente slide, cori e armonica. Come fosse registrato al Sun Studio nei primi anni ’50, prima svolta country e r’n’r con Johnny Cash ed Elvis. Aspettando il sole è stata la prima traccia che abbiamo registrato; quel mood di ricerca e sperimentazione ci ha accompagnato lungo tutto l’album. [Mauro Ermanno Giovanardi]